Autostrada del sud #15

Benvenutə a una nuova puntata di Autostrada del Sud, la newsletter che non conosce confini ed è arrivata fino a Nuova York.

“Marzo, mese d’attesa. Le cose che ignoriamo sono in cammino” diceva Emily Dickinson. In questi mesi ho spesso pensato alle cose che mi mancavano di più della vita-di-prima: fare colazione seduta al tavolino di un bar con il sole in faccia e gli occhiali da sole; andare ai concerti; stare seduta sulla spiaggia di Sestri Levante con le persone a cui voglio bene; abbracciare gli altri; viaggiare.
Quasi mai ho pensato alle cose che potevano arrivare e che ancora non conoscevo. Eppure a un certo punto è stato fisiologico, naturale, necessario, trovare altrove una fonte di piacere, di benessere, di realizzazione personale. Ho spostato lo sguardo, ho modificato priorità, abitudini, scoperto cose che nella-vita-di-prima forse non avrei scoperto. Cose a cui magari non pensavo affatto e che ora mi danno ossigeno. Per esempio, ho scoperto che mi piace camminare. E ho iniziato a studiare spagnolo. Così mentre scendevo per un sentiero fangoso mi sono persa, ho incontrato due ragazzi messicani, persi pure loro, e abbiamo iniziato a parlare di Città del Messico, di Juan Rulfo e di letteratura sudamericana. È stato bellissimo parlare con sconosciuti, camminare con loro, consigliare dove mettere un piede per non cadere, sedersi insieme davanti al tempio Voltiano di Como, stanchissimi e felici, e dire: Pensa te la vita, a volte.

Alcuni libri letti nell’ultimo mese.

Annie Ernaux, Memoria di ragazza, L’orma editore. Traduzione di Lorenzo Flabbi.
“Penso sia saggio mantenere buoni rapporti con le persone che eravamo un tempo” diceva sua maestà Joan Didion. Ci ho pensato mentre leggevo questo romanzo in cui Ernaux racconta la sua estate del 1958, quando, diciottenne e per la prima volta lontana da casa, scopre se stessa nel mondo. Il desiderio, il sesso, la vergogna, l’umiliazione, il passaggio nella vita adulta. Ernaux non ne parla in prima persona (se non in rari casi), bensì in terza, perché quella ragazza è lei eppure non lo è più. Perché per scandagliare, sezionare, slabbrare quel tratto di vita - umiliante, doloroso, catartico - servono distanza e separatezza; del resto per guardare meglio un quadro è sempre necessario fare un passo indietro. Quel passo le permette di vedere meglio anche come la sua vita sia cambiata, a un certo punto, uscendo dal binario che credeva suo e andando verso quello che l’ha fatta diventare chi è nel momento in cui scrive.

Andrés Neuman, Anatomia sensibile, Sur. Traduzione di Silvia Sichel.
È il mio primo libro di Neuman, scrittore argentino nato nel 1977, e forse non era il libro giusto con cui iniziare. Anatomia sensibile è una vera e propria mappa letteraria del corpo, una celebrazione, un viaggio tra gli organi che ci compongono e che - in parte - ci definiscono. Neuman le umanizza, le rende parti attive e autonome, le racconta nella loro quotidianità. L’idea è bella, e ci sono parti che fermano il fiato, ma io ho trovato la scrittura un po’ troppo lirica per i miei gusti. Detto questo, mi ha incuriosita un certo suo modo di raccontare e credo recupererò Le cose che non facciamo, sempre edito da Sur e sempre tradotto da Sichel.

Carlo Rovelli, L’ordine del tempo e Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi.
Il primo audiolibro che ho ascoltato in vita mia è stato L’ordine del tempo, il terzo Sette brevi lezioni di fisica. Non riesco a concentrami, con gli audiolibri, ma ho scoperto che questa cosa vale solo per la narrativa.
L’ordine del tempo parla - ma va? - del Tempo. Di come sia stato studiato e come si sia trasformato nel corso dei secoli. Sette brevi lezioni di fisica è un titolo abbastanza didascalico: dalle particelle ai grani di spazio, dai quanti ai buchi neri, di qualsiasi cosa parli, e a qualsiasi livello, Rovelli mi pare riesca a far incuriosire anche su temi che credevo non mi interessassero.

Roberto Bolaño, 2666 (I libro), Adelphi. Traduzione di Ilide Carmignani.
Mi ero ripromessa che il 2021 sarebbe stato l’anno di 2666.
Il motivo per cui ho tardato è che sono terrorizzata dai libri lunghi, dove per lunghi intendo > 550/600 pagine. Comunque, un’appassionata di letteratura sudamericana che non ha letto 2666 è blasfemia, lo so, quindi complice il fatto che sono cinque libri ho deciso di leggerne uno al mese. Sono circondata da persone che non fanno che dirmi quanto sia un capolavoro, quanto sia pazza a non averlo ancora letto, proprio io, proprio tu! La cosa bella è che a differenza di altri libri-che-devo-assolutamente-leggere, di 2666 non sapevo niente della trama. Di cosa parla? Chi lo sa. A cosa fa riferimento il 2666 nel titolo? Vuoto. Ho letto Il libro dei critici, il primo, presa da una specie di grande fame, non riuscivo a smettere. È la storia di quattro criticə letterari ossessionati da uno scrittore tedesco di cui hanno studiato vita e opera ma che nessuno ha mai visto, Benno Von Arcimboldi. Tra interurbane e congressi, intrecci amorosi e ricerche, tre su quattro finiscono in Messico, a Santa Teresa, detective sulle tracce di un autore diventato ossessione. Ho riso sguaiatamente diverse volte.


In uscita o da recuperare.

Akwaeke Emezi, La morte di Vivek, Il Saggiatore. Traduzione di Benedetta Dazzi.
Esce il secondo romanzo di Akwaeke Emezi, già nel catalogo del Saggiatore con Acquadolce. Dalla scheda: “Una madre trova il corpo del figlio davanti alla porta di casa. Vivek è morto, il giorno dell’incendio al mercato. Al collo non ha più il ciondolo che portava sempre (…) Cosa gli è accaduto? Chi l’ha trascinato fino a lì? Il dolore atroce e il desiderio di scoprire la verità conducono la madre alla consapevolezza di non aver mai conosciuto fino in fondo suo figlio.” Emezi, persona non-binary, anche in questo romanzo “miscela sessi e identità, sfida i limiti, abolisce i confini”, e lo stesso riesce a fare con la sua lingua.

Adrian Bravi, L’idioma di Casilda Moreira, Exorma editore.
“Un professore di etnolinguistica da qualche tempo ha un’ossessione che non lo lascia dormire. In una zona remota tra la Patagonia e la pampa argentina vivono gli ultimi due parlanti di un’antica lingua che si credeva scomparsa (l’idioma degli indios günün a künä). I due custodi di quella lingua non si rivolgono la parola da tanti anni, per via di una lite amorosa che hanno avuto da giovani. Da allora quella lingua se la tengono stretta nella testa. Annibale, allievo del professor Montefiori, decide allora di raggiungere Kahualkan alla ricerca dei due indios. Proverà a metterli insieme, registrare una loro conversazione e recuperare così quel che si può di quell’idioma magico e ancestrale”. Sono in visibilio.

Giuseppe Zucco, I poteri forti, NN editore.
“Un marito si sveglia ogni notte di soprassalto sentendo l’orribile risata di sua moglie; un neoquarantenne e una donna in abito da sposa cercano il cornicione perfetto da cui lanciarsi nel vuoto; due adolescenti scoprono di essere felici insieme mentre intorno a loro le barche affondano e i corpi dei migranti riemergono dal mare. I cinque racconti-mondo che compongono questa raccolta rintracciano l’abisso sotto la superficie delle cose, che si sfalda come ghiaccio sottile e precipita gli esseri umani in una dimensione onirica e indecifrabile. (…) Zucco ci accompagna in un percorso a ritroso nel tempo dalle tenebre alla luce, dalla vecchiaia alla giovinezza, alla speranza, alla gioia, approdando a un luogo dove i sentimenti sono l’unica risorsa per salvarsi ed esistere”.

Antonio Iovane, La seduta spiritica, Minimum Fax.
Durante gli anni della specialistica a un certo punto sono letteralmente andata giù-di-testa per gli anni di piombo. Facevo nottata guardando documentari e film e ho letto (quasi) tutto quello che è stato scritto sul tema. Una delle vicende che mi ha sempre più colpita è il fatto che a un certo punto, durante il rapimento di Aldo Moro, a Bologna viene fatta una seduta spiritica per provare a capire dove le Brigate Rosse tengono nascosto il leader della DC. Non voglio spoilerare troppo e sarò necessariamente approssimativa, ma in quella seduta i presenti interrogarono lo spirito di La Pira e La Pira rispose, tra le varie cose con “Gradoli”. Circa 15 giorni dopo viene scoperto, a causa di una perdita d’acqua, il covo di Via Gradoli. Già questo ha dell’incredibile, ma la cosa più incredibile è che a quella seduta spiritica prese parte ROMANO PRODI. Adesso potete capire la mia gioia nell’apprendere che Minimum Fax porterà in libreria La seduta spiritica, un libro che mescola finzione e reportage e che racconta il 2 aprile 1978, il giorno in cui lo spirito di La Pira rispose alla richiesta d’aiuto.

Juan Carlos Onetti, La vita breve e Il cantiere, Sur. Traduzioni di Gina Maneri e Ilide Carmignani.
Buone notizie. Sur dedica un’intera collana a Juan Carlos Onetti, autore uruguaiano considerato tra i più grandi dell’America latina e insignito del premio Cervantes, il più importante conferito ad autrici e autori di lingua spagnola. Le prime due uscite sono La vita breve e Il cantiere, arrivate in libreria il 17 febbraio. Io sto leggendo il primo, di cui vi parlerò nella prossima puntata e che è considerato il suo capolavoro. Grazie Sur per il pacchetto che ho trovato tra la posta.

Link, varie ed eventuali.

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Ed eccoci alla rubrica che intervista persone che lavorano con i libri.

Cinque domande a…

La nuova frontiera è una casa editrice di Roma che mi vedete spesso citare. In effetti è un editore che ho scoperto da qualche anno e il cui lavoro mi sorprende ad ogni uscita. Non è solo per il fatto di pubblicare moltissimi autori iberico-sudamericani, mi piace il loro modo di comunicare con l’esterno, la loro cura nello scegliere i libri, la qualità dell’oggetto-libro, e mi piacciono tantissimo le loro playlist su Spotify. Insomma hanno tutto quello che mi pare funzioni, e ammiro il loro modo di “stare” nel mondo: facendo, facendo bene, senza sbracare. Oggi le cinque domande sono per Lorenzo Ribaldi, editore e direttore editoriale de La nuova frontiera, che ringrazio per la gentilezza e la disponibilità.

1. Qual è il ricordo più bello che hai in La nuova frontiera?
Non è semplice rispondere perché in venti anni da editore i ricordi belli sono, fortunatamente, tanti. Però la domanda è chiara, e sono costretto a scegliere. Direi che il più bello è legato a uno dei primi libri della collana liberamente. Era il 2008 e, per la prima volta, accompagnavo al festival di Mantova un’autrice, Sandra Cisneros, che avrebbe presentato il giorno dopo il romanzo Caramelo.
A Mantova c’ero già stato, come lettore curioso e disorganizzato, e avendo fatto tutto all’ultimo momento, ero riuscito ad assistere solo a pochi incontri, soprattutto quelli di autori di nicchia. Era stato bellissimo perché avevo scoperto tantissimi libri, però la mia percezione sulla quantità di pubblico che partecipava al festival era, ovviamente, viziata dal tipo di incontro che avevo scelto. Quell’anno, invece, fu tutta un’altra cosa. Mi ricordo benissimo la scena. Entrai con l’autrice in un enorme spazio all’aperto e fui investito, e colpito, da una marea di occhi che ci scrutavano incuriositi. Ovviamente l’emozione fu fortissima perché a distanza di tanti anni la ricordo ancora perfettamente.

2. Qual è il libro pubblicato dalla casa editrice per cui lavori che ami di più? E perché?
Purtroppo a questa domanda non voglio né saprei cosa rispondere. I libri che pubblico li scelgo a uno a uno e mi è estremamente difficile fare una scaletta.

3. Qual è il primo ricordo che hai con la lettura e/o con un libro?
Da piccolissimo impazzivo per i libri illustrati di Richard Scarry. I primi libri che ho letto, ma sicuramente è un ricordo parziale, sono stati il Mago di Oz e La collina dei conigli. Poi, verso i dieci anni, ho scoperto la fantascienza, con il Ciclo della fondazione di Asimov, e sono diventato un lettore compulsivo.

4. Che libro stai leggendo in questo momento?
Tralasciando ciò che leggo per dovere, sul mio comodino ci sono tre libri, che afferro secondo il mio stato d’animo: la Germania di Tacito, nella nuova edizione di Quodlibet, Mentre morivo, di Faulkner, e Sulla pista animale di Baptiste Morizot.

5. La tua libreria sta andando a fuoco e puoi salvare un solo libro per portarlo con te. Raccontaci quale e perché.
No, se una delle mie biblioteche va a fuoco, posso sempre prendere l’estintore. E comunque ho due braccia e quindi sono in grado di portare con me due libri. Il primo è Vita e destino di Vasilij Grossman – tradotto da Claudia Zonghetti –, il secondo è La tentación del fracaso di Julio Ramón Ribeyro.
Quello di Grossman è, a mio parere, uno dei libri più importanti del secondo Novecento, un enorme affresco – come spesso gli autori russi sanno fare – dell’invasione nazista dell’Unione Sovietica. Ma è anche, e soprattutto, un libro che ci mostra da dentro la logica perversa del male quando giunge a delle vette assolute. È un romanzo che racconta perfettamente il grande trauma del secolo passato in tutte le forme.
L’altro invece è il diario di uno scrittore peruviano da me molto amato. Un testo di 800 pagine, dove torno spesso perché trovo nell’amarezza e il disincanto di Ribeyro un autentico toccasana per i miei stati d’animo. È un libro che ho riletto tante volte, prima dall’inizio alla fine, ora invece lo apro a caso e lo consulto come un oracolo.

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(Una specie di) Gruppo di lettura.

Febbraio era il mese di
La passione secondo G.H. di Clarice Lispector (Feltrinelli, traduzione di Adelina Aletti).
Clarice Lispector è un’autrice ucraina nata nel 1920 che si è trasferita piccolissima con la famiglia in Brasile, diventando già ventenne il simbolo della nuova letteratura brasiliana. Molto ci sarebbe da dire ma moltə l’hanno fatto meglio e prima di me. Qui accennerò quindi solo al suo romanzo letto a febbraio. La passione secondo G.H. è un libro dalla trama pressoché inesistente: una donna entra nella stanza dell’ex domestica per riordinarla. La trova più ordinata e pulita di quel che pensasse. Trova però una blatta, di cui G.H ha terrore e che prova ad uccidere. That’s it. Quello che succede in questo libro da questo momento in avanti è un lunghissimo flusso di coscienza che prende il via da questo avvenimento, che pare insignificante e che invece scoperchia una serie di riflessioni e pensieri. G.H. indaga sull’esistenza, sul dolore, sulla vita, perché schiacciando quell’insetto G.H sente di aver schiacciato in qualche modo se stessa, o più in generale di aver cambiato e deformato, il suo Io. Quell’Io allora cambia, di fronte all’animale morente, precipita in una sorta di vuoto, crea una voragine fino ad allora sconosciuta. Ora dovrei dirvi come pensa di colmare quel vuoto, ma è mattina e non voglio rovinarvi la sorpresa.

Se stai leggendo un libro consigliato in questo gruppo di lettura, fammi sapere cosa ne pensi. A marzo leggiamo Operazione massacro di Rodolfo Walsh (La nuova frontiera)

G̶e̶n̶n̶a̶i̶o̶:̶ ̶H̶o̶ ̶p̶a̶u̶r̶a̶ ̶t̶o̶r̶e̶r̶o̶,̶ ̶d̶i̶ ̶P̶e̶d̶r̶o̶ ̶L̶e̶m̶e̶b̶e̶l̶ ̶(̶M̶a̶r̶c̶o̶s̶ ̶y̶ ̶M̶a̶r̶c̶o̶s̶)̶
F̶e̶b̶b̶r̶a̶i̶o̶:̶ ̶L̶a̶ ̶p̶a̶s̶s̶i̶o̶n̶e̶ ̶s̶e̶c̶o̶n̶d̶o̶ ̶G̶.̶H̶.̶,̶ ̶d̶i̶ ̶C̶l̶a̶r̶i̶c̶e̶ ̶L̶i̶s̶p̶e̶c̶t̶o̶r̶ ̶(̶F̶e̶l̶t̶r̶i̶n̶e̶l̶l̶i̶)̶
Marzo: Operazione massacro, di Rodolfo Walsh (La nuova frontiera)
Aprile: La neve dell’ammiraglio, di Álvaro Mutiz (Einaudi)
Maggio: Sillabe di fuoco, di Gabriela Mistral (Bompiani)
Giugno: Il viaggio premio, di Julio Cortázar (Sur - in uscita il 31 marzo)
Luglio: Un’innocente crudeltà, di Silvina Ocampo (La nuova frontiera)
Agosto: Dell’amore e di altri demoni, di Gabriel Garcia Marquez (Mondadori)
Settembre: Figure nel salotto, di Norah Lange (Adelphi)
Ottobre: Finzioni, di Jorge Louis Borges (Adelphi)
Novembre: Impalcature, di Mario Benedetti (Nottetempo)
Dicembre: L’angelo dell’abisso, di Ernesto Sabato (Sur) (È consigliato, ma non obbligatorio, leggere prima Il tunnel e Sopra eroi e tombe).

Un link.
Se non sai più in che zona sei e cosa puoi fare.

Un album.
Questa puntata è stata scritta ascoltando Reflektor, degli Arcade Fire.

Eccoci arrivati anche questa volta alla fine. Grazie come sempre per aver letto fino a qui.
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Buon inizio di primavera, alla prossima!
Silvia

L’autostrada disegnata è di Elisa Lipari.